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Home Restaurant Hotel dà il benvenuto a Ilaria e al suo Home Restaurant Ilaria cucina!

 

Raccontaci qualcosa di te e del tuo home restaurant: perché hai scelto di intraprendere questa attività?

La cucina è sempre stata un mio interesse e in questo anno difficile, prima con il lockdown e poi con il fermo del mio lavoro, ho potuto dedicarle più tempo e cominciare a pensare seriamente a come poterne fare un’attività. Cucinare per gli altri, in un contesto familiare e con ricette e modalità semplici, è il sogno che coltivo da anni: il progetto ha trovato finalmente una sua forma!

 

 

 

Caratteristiche della tua cucina?

Amo la tradizione Macrobiotica e la dietetica taoista, che prediligono accostamenti mirati, prodotti freschi, piatti a base di verdure, cereali e legumi. Ogni menu deve avere un suo senso e un suo equilibrio, creato con armonia di sapori e consistenze che sostengono la salute e rispettano le qualità energetiche dei cibi. Molte ricette sono poi contaminate da preparazioni e ispirazioni della cucina mediorientale, che per il mio gusto è tra quelle che sa così bene accostare alimenti semplici arricchiti con spezie e aromi. I miei piatti presentano cose semplici e stuzzicanti, prevalentemente vegetariane, risi profumati, stufati colorati accompagnati da salsine e condimenti, il tutto preferibilmente in grandi preparazioni di ‘piatto unico’ che accosta armoniosamente assaggi e creazioni di assoluta semplicità.

 

 

 

 

 

Un piatto caratteristico che un cliente di fuori deve necessariamente assaggiare per comprendere a pieno la tua cucina?

I piatti di riso speziato con salsa allo yogurt e uvetta, le sfogliatine di verdure, le creme di legumi da spalmare sul pane artigianale che preparo con la madre acida: e le polpette in salsa ricca di aromi, che rimandano a un piatto che ho potuto assaggiare in una casa berbera anni fa, in una vacanza in Tunisia.

 

 

 

Cosa ne pensi del km0 e della cucina tipica locale?

Uno dei pilastri della cucina Macrobiotica e della dietetica taoista è proprio il principio del consumare prodotti locali, frutto della terra in cui viviamo e della regione in cui siamo cresciuti: sono questi gli alimenti che nutrono in profondità il nostro corpo (e la nostra mente!) di ciò di cui ‘siamo costituiti’, e di cui si sono alimentate anche le generazioni precedenti, dei nostri genitori e nonni. La cucina locale è frutto di generazioni di ricette tramandate, assimilate, rimodellate che quando sono integrate con scelte nuove e modifiche creative portano avanti la storia di una regione e della sua cucina storica. Il prodotto locale è quello veramente adatto a noi, certo con qualche possibile introduzione e criteri di elasticità, ma sostanzialmente deve costituire la base della nostra cucina e alimentazione quotidiana: il ‘social eating’ è anche occasione per sensibilizzare a questo argomento, conversando a tavola degli ingredienti e delle scelte alimentari.

 

 

 

 

 

Una riflessione sul ruolo degli home restaurant nel sistema turistico italiano. Quali sono le criticità e le potenzialità?

Trovo che sia una meravigliosa alternativa locale e ‘artigiana’ alle altre forme di ristorazione, che permette di conoscere piccole attività e di entrare letteralmente nelle case di chi cucina, stabilendo un rapporto di condivisione e relazione umana.

 

 

Parliamo di social media: quali sono i risultati in termini di immagine e di redditività che possono portare i vari social media? Se hai un profilo con la tua attività: gestisci direttamente l’account e quanto tempo richiede la gestione di questa attività social?

Trovo che siano un mezzo formidabile. Ho una Pagina Facebook e un blog, mezzi che curo personalmente e quotidianamente, dedicandoci del tempo che è sicuramente ben speso. Trovo che in questo momento storico costituiscano forse le vie principali con le quali stabilire collegamenti con coloro che sono interessati o svolgono attività del settore e per farsi conoscere.

 

 

Se oggi avessi la possibilità di regolamentare l’attività di home restaurant, come struttureresti le varie questioni fiscali, di agibilità dell’immobile e quelle igienico-sanitarie?

Al momento mi sto affacciando a questo mondo: è ancora presto per potermi esprimere.

 

 

Molti sostengono che gli home restaurant possono rappresentare una concorrenza sleale nei confronti dei ristoranti, cosa ne pensi? Descrivici le principali differenze tra un ristorante ed un home restaurant.

Trovo abbiano modalità completamente diverse, rivolte a clienti che cercano cose particolari e di nicchia nel caso degli Home Restaurant, con una relazione diversa con i gestori e situazioni più minimaliste e intime. Credo si cerchi la particolarità, la relazione, il cibo cucinato per pochi: il ristorante ha altri numeri, cuochi professionisti e una gestione sicuramente di impronta meno casalinga.

 

 

 

 

 

Per te questa attività cosa rappresenta? Una passione, una fonte di guadagno primaria, un secondo reddito…

La realizzazione del desiderio di poter cucinare ‘in casa le cose di casa’ offrendole a persone che saranno amici e nuovi conoscenti. Lo considero un secondo reddito e ho intenzione di farne un’attività semplice e di qualità, che porti con sé anche un certo modo di intendere l’alimentazione e la cucina: laboratorio di salute, sapore e rispetto dei cibi e dell’ambiente. La Terra va rispettata e cosa mettiamo nel piatto deve portare un messaggio più ampio della semplice ricetta.

 

 

Consigli per chi vuole avviare un’attività di home restaurant?

Provare: rompere gli indugi e fare progetti!

 

 

Se potessi avviare un’attività di b&b collegata al tuo home restaurant lo faresti?

No, al momento non avrei la disponibilità degli ambienti e il mio interesse principe è la cucina, in una forma che consenta libertà e creatività senza eccessivo impegno.

 

 

 

 

 

 

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Author: Maria Grazia Sabione

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